La Doccia – il Piano – Monte Cimone – il Balzone – la Doccia
Caratteristiche
Difficoltà: E
Dislivello in salita: 850 m circa
Tempo: 4.45 – 5.20 ore (intero anello)
Ultima ricognizione: Maggio 2025
Il versante ovest del Monte Cimone, appartenente al comune di Fiumalbo e affacciato sulla conca della Doccia, è uno dei più integri della montagna. Non del tutto, visto che alla Doccia un tempo c’erano alcune piste da sci, oggi dismesse. Tuttavia, basta allontanarsi un po’ per ritrovarsi in luoghi bellissimi e solitari, come l’ampia conca glaciale del Piano, o la panoramicissima cresta sud del Cimone stesso. Il percorso qui proposto è uno dei più suggestivi per salire sul cimone: la salita si svolge per il versante est e la cresta sud, mentre la discesa avviene per la ripida cresta nord-ovest.
Accesso
Punto di partenza: la Doccia – 44.190947, 10.673067 – Google Maps.
In automobile:
a) Uscita autostradale Modena Nord → tangenziale sud di Modena → Pavullo nel Frignano → Lama Mocogno → Riolunato → Pievepélago → Fiumalbo → Frescarolo → la Doccia.
b) Uscita autostradale Lucca Est → Bagni di Lucca → Passo dell’Abetone → Fiumalbo → Frescarolo → la Doccia.
Itinerario
Dal parcheggio in località la Doccia (1372 m), si imbocca la stradina asfaltata per l’agriturismo “Alpe di Sara”, indicata anche da segnavia bianco-rossi (sentiero CAI 489, palina assente all’imbocco). Passati sotto ad una casa, si giunge in vista dell’agriturismo; senza raggiungerlo, si prende a sinistra il sentiero segnalato che sale ripido per una spalla con radi alberi. Presso una macchia di abeti si piega a destra, e si raggiunge un bel pianoro con prati e boschetti. Incontrato un pannello esplicativo sulle “capanne celtiche” (quota 1405), si imbocca una bella mulattiera chiusa tra muretti a secco.
Il pannello esplicativo si riferisce al curioso stile architettonico che caratterizza i casoni locali. Si tratta di casoni a pianta rettangolare, con tetto a due spioventi ricoperto da paglia. L’elemento architettonico che salta più all’occhio sono le lastre di arenaria a gradinata che contornano le due facciate triangolari della capanna stessa. Lo stile ricorda da vicino quello utilizzato per capanne analoghe in Bretagna e nel Galles; l’ipotesi è che derivi dall’insediamento in zona di tribù celtiche in epoca preromana.
La mulattiera passa accanto ad una “capanna celtica”, poi entra nella faggeta e taglia a mezza costa. Si gira a sinistra e si rimonta un tratto ripido accanto ad un rio, quindi si incontra il tracciato di una ex pista da sci. Seguendola verso destra, si giunge in breve ad un’ampia radura delimitata da un muraglione in pietra. Si piega a destra e, attraversato il Rio Cella, si giunge nel centro della radura, dove sorge un bivacco (1510 m).
Il muraglione è stato costruito per proteggere l’area di Fiumalbo dalle periodiche, disastrose, alluvioni del Rio Cella. Il bivacco invece è stato realizzato ristrutturando un casotto di servizio agli impianti di risalita non più presenti.
Lasciandolo a sinistra, si giunge ad un bivio; i segnavia vanno a destra, su un sentiero pianeggiante che attraversa un altro rio. Si entra in un boschetto e, curvando a sinistra, ci si ricongiunge con l’ex pista da sci. Salendo con alcuni tratti ripidi, si guadagna una spalla con erba e arbusti, ai piedi dell’imponente cono del Monte Cimone. Qui sorge il curioso cippo del Cristo dell’Alpe (1639 m), sormontato da una croce. Il sentiero attraversa la spalla, poi scende brevemente e rientra nel bosco, dove si incontra la Fontana di Rossano. Si prosegue poi a mezza costa con alcuni brevi saliscendi, attraversando altri ruscelli.
Una breve deviazione a sinistra, indicata da un cartello, porta in breve ad un faggio monumentale, di età plurisecolare.
Il sentiero esce nuovamente all’aperto, affacciandosi sulla bellissima conca prativa del Piano (1650 m circa), sovrastata dal Monte Lagoni. Si attraversa un piccolo rio e, piegando gradualmente a sinistra, si costeggia la conca sul margine settentrionale, senza raggiungerne il centro. Giunti su una crestina il sentiero si biforca. Andando a destra, si scende brevemente per attraversare un rio, poi si rimonta il ripido contrafforte che lo delimita sulla sinistra idrografica.
Superate le ultime macchie di faggi, si guadagna un bel ripiano prativo a quota 1770 circa. Si gira a destra e si attraversa il pianoro, quindi si incontra un sentiero più marcato che taglia a mezza costa. Salendo in diagonale verso destra, si guadagna la Sella del Monte la Piazza (1817 m), marcato valico posto tra il Monte Lagoni e il Monte Cimone.
Qui si incontra il sentiero di crinale che collega il Passo dell’Abetone con il Monte Cimone. Dal versante opposto, invece, arriva il sentiero 437, che parte dal Rifugio Taburri.
Si piega a sinistra sul sentiero di crinale (segnavia 447), che scavalca un’ampia gobba di erba e ghiaie. Aggirato un dosso, si sale in un’area di argilliti erose in forme quasi calanchive, quindi si raggiunge un bivio. Si va a sinistra e si attacca la panoramica cresta sud del Monte Cimone, che si impenna immediatamente. Salendo tra erba e rocce affioranti, si giunge ad un altro bivio (quota 1983). Il sentiero principale va a sinistra, aggira ad ovest il Monte Cimoncino, e poi guadagna l’ampia sella (2099 m) che lo separa dal Monte Cimone.
Dal bivio di quota 1983 è anche possibile proseguire lungo la cresta, percorsa da tracce di sentiero. Man mano che si sale la pendenza diminuisce; superato un elementare lastrone roccioso si guadagna il tondeggiante Monte Cimoncino (2118 m), anticima sud del Monte Cimone. Una breve discesa per prati porta alla sella (2099 m) che separa il Cimoncino dal Cimone, dove si ritrova il sentiero principale.
Il sentiero gira a sinistra e si innalza in diagonale, passando sotto agli edifici della stazione dell’Aeronautica militare. Raggiunta la cresta sommitale, si va ancora brevemente a sinistra e si guadagna la vetta del Monte Cimone (2165 m; 2.30-2.50 ore dalla Doccia).
Dalla vetta si ritorna indietro pochi metri verso la base militare, quindi si prende a sinistra il sentiero che la aggira a nord. In breve si giunge ad un bivio dove si svolta a sinistra (segnavia CAI 449 e 485), lungo un buon sentiero che taglia il ripido versante nord della montagna, altissimo sui pianori di Pian Cavallaro. Passata una piccola croce, si porta nei pressi della cresta nord-ovest.
Fino a metà primavera, il versante nord del Monte Cimone in genere è ingombro di nevai residui, che rendono assai pericoloso il primo tratto del sentiero CAI 449-485. In tal caso, conviene scendere direttamente per la cresta nord-ovest della montagna, ripida ma facile, e in genere libera da neve già da molto prima: si aggira un edificio in cemento, poi si segue il filo tra erba e qualche roccetta fino a riportarsi sul sentiero segnalato.
Il sentiero si mantiene sul lato settentrionale della cresta, quindi, giunti ai piedi del tratto più ripido, si biforca (quota 2009). Si lascia a destra il Sentiero dell’Atmosfera, diretto al Pian Cavallaro, e si prosegue a sinistra in discesa lungo la cresta (segnavia 485). Si percorre un tratto dove il filo del contrafforte è diviso in piccole creste separate da avvallamenti ingombri di pietrame. Più in basso, la cresta si trasforma in un arrotondato spallone erboso; ci si abbassa quindi fino ad un ampio valico pianeggiante (1817 m), dove transita la sterrata che collega la Doccia al Pian Cavallaro.
Volendo, si può deviare a sinistra lungo la sterrata e iniziare direttamente la discesa verso la Doccia. È però più interessante proseguire lungo il percorso segnalato come descritto di seguito.
I segnavia attraversano la sterrata e salgono per il dolcissimo costone erboso fino alla vetta del Balzone (1836 m).
Arrivandoci da monte, il Balzone è quasi privo di individualità. In realtà, sul versante nord è caratterizzato da una parete rocciosa alta una cinquantina di metri, che ne giustifica il toponimo.
Si continua in discesa verso ovest lungo la cresta, con alcuni tratti ripidi tra erba e rocce. Si giunge poi sull’ampia sella (1724 m) situata tra il Balzone e l’Alpicella del Cimone. Qui si abbandona il sentiero di crinale per imboccare a sinistra un raccordo che scende tra gli arbusti; in poche decine di metri si ritorna sulla strada sterrata diretta alla Doccia. La sterrata scende in diagonale ed entra in un bosco di conifere. Al primo tornante, si lascia a destra il segnavia 487, diretto a Roncopiano, per girare a sinistra lungo la sterrata principale.
La stradina perde quota con lunghi tornanti in una faggeta; più in basso, il bosco si apre lasciando spazio ai primi scorci rurali, dove si incontrano altre “capanne celtiche”. Incontrata una strada asfaltata, la si segue verso sinistra e, dopo 200 metri, si ritorna al parcheggio di Doccia (2.15-2.30 ore dal Monte Cimone).










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